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Esempio 1
Il nome della rosa
Appunti di lettura
Dopo i saggi Opera aperta e La struttura assente, xxxxxxxxxxxxxx strumentazione critica xxxxxxxxxxxxxx, Umberto Eco tenta xxxxxxxxxxxxxx il romanzo, genere low less per eccellenza, e ne riporta un xxxxxxxxxxxxxxdi vendite e di meritata celebrità. xxxxxxxxxxxxxxil genere nelle sue forme più xxxxxxx, e popolaresche, il giallo, xxxxxxx,ate dell’inchiesta xxxxxxx,, e adottando la tecnica  narrativa consegnata dalla xxxxxxx, (il manoscritto xxxxxxx, e rifatto, topos manzoniano e ancor prima xxxxxxx,),  non rinunciando a tutte le malizie del xxxxxxx,-feuilleton, di cui xxxxxxx, a più riprese s’era dichiarato xxxxxxx, ed attento esegeta. (Bastava leggere le Bustine sull’Espresso di quegli anni: xxxxxxx,, rilevato nei romanzi di Dumas, ossia  l’xxxxxxx, di un’economia dei xxxxxxx,, al fine di xxxxxxx, col  minimo sforzo il xxxxxxx, rendimento).
  Tutto ciò, però, si xxxxxxx, come un clamoroso  "xxxxxxx, xxxxxxx," rispetto agli orfismi xxxxxxx, dell’”opera aperta”, perché qui ci xxxxxxx,, invero, davanti ad un’opera “xxxxxxx,” come un xxxxxxx, baule della xxxxxxx,, ossia xxxxxxx, strutturata e “xxxxxxx,sata” a freddo e con forti debiti verso la xxxxxxx, narrativa. L’incipit è dei più canaglia, da xxxxxxx,: «Era una bellla mattina di fine novembre», pericolosamente simile a «La xxxxxxx, uscì alle xxxxxxx,» - che faceva dire a Paul Valéry di odiare il xxxxxxx, xxxxxxx, perché fatalmente si xxxxxxx, imbattuto in frasi come questa . Di più: tutti gli snodi narrativi, xxxxxxx, l’epilogo, sono degni del miglior romanzo xxxxxxx,, nel senso più alto della locuzione, ossia di una scaltra  e intelligente uncinazione del lettore.  Ma Il nome della rosa  si giova anche di  un impianto colto e xxxxxxx, che ce lo rende tuttavia godibile ad ogni pagina, e, come I promessi sposi ,  organizza la propria materia secondo il principio del “multilivello”: da un lato la storia con il plot  a 'xxxxxxx,'  per i lettori più xxxxxxx,, e dall'altro il prulirilinguismo e la xxxxxxx, (e le eresie e il xxxxxxx,) per i palati più raffinati, soddisfacendo -come viene fatto qui xxxxxxx, - la duplice istanza di non rinunciare né alla xxxxxxx, anima né alla grande xxxxxxx, dei lettori, e di xxxxxxx, pertanto  il xxxxxxx,  xxxxxxx, possibile, dal colto xxxxxxx, all’inclita xxxxxxx, - come si diceva una volta -, e non soltanto gli happy fews. xxxxxxx, estetica non scontata, invero, ove si considera che “xxxxxxx,” come Arbasino - tanto per fare il nome di uno xxxxxxx, della stessa generazione di Eco e che xxxxxxx, da xxxxxxx,  estetici xxxxxxx, analoghi-, opterà   per la xxxxxxx, haute coutûre contro il prêt-à-porter, xxxxxxx, verso l'exclusive e xxxxxxx,  quintessenziali xxxxxxx, letterari, ignorando xxxxxxx,  il fast food di massa.


È un romanzo xxxxxxx,: si vedono, anzi si xxxxxxx,, le “schede” degli appunti: la medievistica xxxxxxx, praticata e amata (in particolare ci sembrò sottinteso, in qualche punto,  il libro di H.xxxxxxx,, Movimenti religiosi nel medioevo, Il Mulino 1980 che ci capitò di xxxxxxx, in quegli anni, quasi in contemporanea);  i dibattiti recenti (della fine degli anni ’70 cioè) sulla “crisi della ragione” e sui paradigmi indiziari;  il xxxxxxx, xxxxxxx, all’abduzione di Peirce (che si affianca ai  tradizionali procedimenti logici dell’ xxxxxxx, e della xxxxxxx,); l’accenno esplicito a xxxxxxx, xxxxxxx, xxxxxxx, e alla sua xxxxxxx, di Babele, che era nell’aria in quella fine di decennio. Insomma un xxxxxxx, xxxxxxx,, fictus, in cui la componente ludica e combinatoria  prevale su xxxxxxx, intenzione seria, su qualsiasi xxxxxxx, xx xxxxxxx, interiore o di xxxxxxx di proprie “idee sul xxxxxxx, xx xxxxxxx, e per Eco molto “sapute”, xxxxxxx, xx xxxxxxxche adisce al best seller xxxxxxx, xx xxxxxxx di Giancarlo Ferretti). Ma se gli siamo grati di ciò, xxxxxxx, xx xxxxxxx visione del mondo, xxxxxxx, xx xxxxxxx narrativa alta  e la letteratura d'eccezione si distaccano da ogni altraxxxxxxx, xx xxxxxxx, anche quello più nobile, solo se (e quando) non rinunciano a dirci qualcosa di nuovo o di xxxxxxx, xx xxxxxxxesperienza individuale dell'autore; xxxxxxx, xx xxxxxxx sguardo sul mondo (che diventa così «una sezione di realtà xxxxxxx, xx xxxxxxx» per riprendere la nota formula di  Zola), quando cioè xxxxxxx, xx xxxxxxx e Julien Sorel, il lettore scorge nella fabula  lo sguardo di Tolstoj e Stendhal e laxxxxxxx, xx xxxxxxxpoi che rende Tolstoj Tolstoj e Stendhal Stendhal.
Qual è xxxxxxx, xx xxxxxxxdi Dumas nei Tre moschettieri: non c'è. Quando la struttura è forte, è l'autore ad essere assente. Nei "gialli" - e nei plot di risoluzione  più che in quelli di rivelazione (S. Chatman)  è proprio l'autore il primo morto.

Il nome della rosa è tuttavia  un gran bel romanzo xxxxxxx, xx xxxxxxx del testo. Se è nato xxxxxxx, xx xxxxxxxin mezzo a noi xxxxxxx da quelli che sono frutto dell’amore fisico. È un romanzo che rompe con lo sperimentalismo della neo-avanguardia xxxxxxx, xx xxxxxxx di un suo figlio, che sconfessa i  suoi diktat e le sue equazioni xxxxxxx, xx xxxxxxx discorso indiretto libero=vecchie zie e xxxxxxx), che xxxxxxx, xx xxxxxxx, finalmente, ai valori della leggibilità nelle forme dell’intrattenimento alto, che assegna alla  xxxxxxx, xx xxxxxxxin sé (rispettandone xxxxxxx, xx xxxxxxx gli oneri e i divieti e avendo cura  di tutte le regole della xxxxxxx, xx xxxxxxx e dei vincoli redazionali tipici delle opere chiuse, del romanzo-xxxxxxx, xx xxxxxxx) e  che fa riprendere alla narrativa italiana, dopo i terrorismi xxxxxxx, xx xxxxxxx irretita dal saggismo e da  altre preoccupazioni intellettuali,  la pratica della narrativa affabulatoria in particolare, e,  in generale, unitamente ad altre opere che uscivano in quegli anni (Seminario sulla gioventù di Busi e Altri libertini di Tondelli) una ripresa di fiducia nella xxxxxxx, xx xxxxxxxe visioni del mondo alla generazione xxxxxxx, xx xxxxxxx. La xxxxxxx del '68, invece, alla letteratura “mediata” dai generi preferì, xxxxxxx, xx xxxxxxx quella del 1789,  xxxxxxx, xx xxxxxxx “immediata” della rappresentazione di sé in piazza -  e xxxxxxx, xx xxxxxxx nei processi. Viveva, quella xxxxxxx, xx xxxxxxxte vita di relazione, nella pienezza xxxxxxx, xx xxxxxxx nell’effervescenza xxxxxxx, xx xxxxxxx occasioni mondane e sociali; non necessitò ad essa  invocare, xxxxxxx, xx xxxxxxx, il soccorso della xxxxxxx  narrativa, che come ogni surrogato di vita è xxxxxxx, xx xxxxxxx dei tempi di restaurazione così pure di ogni esistenza che xxxxxxx, xx xxxxxxx un manque de vie. E xxxxxxx ormai da tempo che se si vive non si scrive.

Alfio Squillaci
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Umberto Eco- Il nome della rosa –  Bompiani, Milano 1980

Questo romanzo di Umberto Eco è stato pubblicato nel 1980.
L’azione si svolge nel 1327, in un’abbazia benedettina posta in montagna  in località imprecisata tra il  Sud dell'Europa e il Nord dell'Italia. Il racconto è diviso in sette giorni,  ritmati secondo i vari offici liturgici della  giornata (ma lo stesso Eco ha rivelato che con la ripartizione dei capitoli secondo le ore del giorno ha contratto un debito con l'Ulisse di Joyce).

Riassunto del romanzo


Anno di grazia 1327, la  cristianità è in crisi. Le  eresie  sorgono in ogni dove e aspramente sono combattute. Il papato è impegnato su più fronti: contro l’imperatore Ludovico il Bavaro e contro i nemici interni  opponendosi  a tutti coloro che desiderano riformare la Chiesa.
Guglielmo di Baskerville, monaco francescano, ex-inquisitore e consigliere dell’Imperatore si reca unitamente ad  Adso da Melk, un giovane benedettino,  che è anche il narratore del romanzo, in un’abbazia benedettina del Sud della Francia. Devono partecipare ad un’importante riunione che vede contrapposti i  francescani fautori della povertà del Cristo ed i partigiani del papa. Questo incontro  è stato organizzato allo scopo di permettere alle due parti di trovare un accordo.
L’abbazia vive ore tormentate. Subito dopo il suo arrivo, l’Abate Abbone chiede a Guglielmo di Baskerville di indagare sulle cause della morte violenta di uno dei suoi conventuali. In effetti durante la notte, Adelmo da Otranto, un giovane monaco è caduto dall’Edificio, un’imponente costruzione nella quale si trovano sia  il refettorio che l’immensa biblioteca dell’abbazia.

Per le necessità della propria  indagine Guglielmo di Baskerville va alla riunione dei monaci dell’abbazia. Fa la conoscenza di Salvatore, un monaco deforme che parla una lingua sconosciuta, mescolanza di molte  altre, di Ubertino da Casale, un “uomo strano”, un uomo intransigente che  sicuramente sarebbe  potuto diventare uno di quegli eretici che Guglielmo avrebbe mandato al rogo,  Venanzio, un  ellenista  erudito, Jorge, un vegliardo xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato  e che disprezza il riso umano,  Severino, un curioso erborista, ed infine Berengario, l’aiuto bibliotecario  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato particolare con la vittima.  Questi  i xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx Baskerville di scoprire  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx abbastanza rapidamente la c xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx assassinato, ma che si è suicidato.
Il secondo giorno,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx barile di sangue di maiale. Guglielmo si persuade che queste due morti siano  legate alla biblioteca dell’abbazia.
Questa biblioteca,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx come un luogo segreto a forma di  labirinto, allo scopo di proteggerla dagli intrusi. Guglielmo  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx. Ma il permesso viene loro rifiutato.  È un luogo vietato, conosciuto dal solo Malachia, il bibliotecario  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx centro misterioso dell’abbazia. I monaci e gli ospiti hanno accesso soltanto allo  scriptorium, luogo di  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato alla copia.
Guglielmo ed Adso scoprono che alcuni libri “vietati” della biblioteca portano,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato.
Solo Malachia,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx, sembrano conoscere il segreto di questa dicitura che corrisponde ad una sezione della biblioteca.

Guglielmo prosegue la sua indagine ed inizia a sospettare di Berengario. Questi  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx che Venanzio rivelasse la relazione particolare che inttratteneva con il giovane monaco.
Guglielmo  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx, di recarsi  nella biblioteca;  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx nello scriptorium, ma quest’ultimo  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx scritta in greco recante le  annotazioni di Venanzio. Mentre studiano questa pergamena, si accorgono  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx. Un ospite misterioso riesce a sottrarre gli occhiali a  Guglielmo che così è impedito nella  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato la  misteriosa spia  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato e solo con grande fortuna  trovano l’uscita dalla biblioteca.
Il terzo giorno,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx  le annotazioni di Venanzio. Ma il testo resta enigmatico. Guglielmo desidera interrogare Berengario, xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx quest’inconveniente per cercare di risolvere  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx di tornarvi la notte seguente. La sera Adso scopre nelle cucine una giovane donna.  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisuratoe in cambio di essi offre le sue grazie al giovane Adso in estasi. 
Durante la notte,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx. Guglielmo è incuriosito dalle macchie marroni che il cadavere reca sulle dita e sulla punta della lingua.  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx scopre che era Berengario   xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato Ritorna in possesso dei suoi occhiali.
Queste  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx’abbazia. Il giorno dopo  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx cui guida è Michele da Cesena,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx quali si trova l’inquisitore  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx di grande crudeltà  . L’Abate preoccupato della buona reputazione del proprio monastero  teme per il futuro xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx con discrezione la loro indagine. Si introducono   nuovamente nel labirinto e ne intuiscono  il disegno.  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx del luogo designato dal cartiglio   xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx  il codice che permetterebbe loro di superarne la soglia.
Quando  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx Gui che ha già iniziato ad imporre  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx, che aveva  amato  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx è anche l’occasione del primo  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx non si apprezzano affatto.


Il quinto giorno,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato. Ma sono  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisuratoadavere.  Severino l’erborista, è rinvenuto con  la testa schiacciata.
Bernardo  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx   essere l’autore  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx un processo durante il quale sono xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx della vigilia: Salvatore e la giovane xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx, Salvatore c xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisuratoimini di cui Bernard Gui lo xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisuratoalla tortura, riconosce anch’egli d’  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx sconosciuta  è accusata di stregoneria. Con questo processo  Bernardo Gui ed i suoi uomini segnano xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato il mistero degli omicidi, addebitandoli al vecchio cellario.
Ma il giorno dopo,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx  è Malachia, il  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato punta delle dita coperte di macchie marroni.  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx. È persuaso che esiste un legame tra il libro scomparso e questi omicidi.
L’Abate ordina a Guglielmo  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx disattende l’ordine.
Durante la notte,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx smisurato il codice segreto, riescono a entrare finalmente nella sezione  misteriosa “ finis  africae”. Vi scoprono ***,   che li attende. *** li lascia leggere il libro tanto ambito,  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx unica di un testo di Aristotele sull’umorismo ed il riso, il II° libro della Poetica. *** tenta allora di  xxxxx xxxxxxxx xx xx xxxxxxx xxxxxxx quest’unico esemplare dell’opera  che *** giudicava blasfemo, che non era xxxxxxx, e che aveva provocato tante morti.



Il romanzo d'esordio nella narrativa di Umberto Eco. Ecco alcuni commenti: "Il libro più intelligente - ma anche più divertente - di questi ultimi anni" (Lars Gustafsson, Der Spiegel); "Il libro è così ricco che permette tutti i livelli di lettura ... Eco, ancora bravo!" (Robert Maggiori, Libération); "Brio e ironia. Eco è andato a scuola dai migliori modelli" (Richard Ellmann, The New York Review of Books); "Precisamente il genere di libro che, se fossi un milionario, comanderei su misura" (Punch); "Quando Baskerville e Adso entrarono nella stanza murata allo scoccare della mezzanotte e all'ultima parola del capitolo, ho sentito, anche se è fuori moda, un caratteristico sobbalzo al cuore." (Nicholas Shrimpton, The Sunday Times); "E' riuscito a scrivere un libro che si legge tutto d'un fiato, accattivante, comico, inatteso..." (Mario Fusco, Le Monde); "E'un tipo di libro che ci trasforma, che sostituisce la nostra realtà con la sua... ci presenta un mondo nuovo nella tradizione di Rabelais, Cervantes, Sterne, Melville, Dostoevskij, lo stesso Joyce e García Marquez." (Kenneth Atchity, Los Angeles Times); "Mi rallegro e tutto il mondo delle lettere si rallegrerà con me, che si possa diventare best seller contro i pronostici cibernetici, e che un'opera di letteratura genuina possa soppiantare il ciarpame... L'alta qualità e il successo non si escludono a vicenda." (Anthony Burgess, The Observer).


L'abduzione   (torna al testo)
Da un periodo scientifico in cui di massima l’abduzione è stata discussa in termini strettamente logico-scientifici, si è passati ad un periodo cognitivo in cui l’abduzione è invocata in ambiti diversi che vanno dall’esplicazione di senso comune all’intelligenza artificiale. Il primo periodo va dai primi agli ultimi decenni del 1900, quando inizia il secondo periodo che tuttora prosegue. Circa dal 1920 in poi, come è noto, nella filosofia della scienza si è sviluppato un ampio dibattito sulla logica della scoperta e la logica della giustificazione con punte di spiccato fervore intorno al 1950-1960. Negli ultimi decenni del secolo, i lavori sull’abduzione hanno iniziato
ad abbandonare la disputa circa la scoperta e la giustificazione delle teorie scientifiche, per rivolgersi agli ambiti dell’esplicazione di senso comune, della percezione, dell’organizzazione concettuale, dell’apprendimento del linguaggio, dell’intelligenza artificiale, pur senza abbandonare, nei lavori più sensibili, il profilo logico dell’inferenza abduttiva e la sua problematica. La presente tesi è che le diverse forme di inferenza abduttiva possono ricondursi in generale a due tipi: l’abduzione ordinaria e l’abduzione straordinaria. La prima vale per tutte le esplicazioni di senso comune e tutte le esplicazioni in cui si utilizzano
delle regole conosciute (cognitive o di altro genere). In cui si tratta, genericamente, di inferire l’istanza sconosciuta di un tipo conosciuto. La seconda, abduzione straordinaria,
vale per i casi che Peirce definisce ‘sorprendenti, per i quali l’abduzione deve suggerire un’ipotesi assolutamente nuova giacché le cognizioni possedute non permettono di spiegare quanto riscontrato. L’inferenza è assai problematica poiché, come è evidente, si tratta di inferire un’istanza sconosciuta di un tipo sconosciuto. L’unica garanzia che simili inferenze conducano al vero è data dalla loro successiva verifica, secondo l’ordine della metodologia peirceiana, che una volta formulata e selezionata un’ipotesi ne prescrive la deduzione delle conseguenze verificabili ed infine l’esame induttivo.
Resta che la sola abduzione non può garantire la verità delle sue conclusioni, che sono da verificare per deduzione ed induzione. Peirce oppone all’induzione empiristica un procedimento a- posteriori, finalizzato alla formulazione di ipotesi esplicative: l’abduzione, particolare
tipo di induzione in cui le premesse sono solo probabili, consente inferenze solo probabili. Tale procedimento è adatto ad indagare una realtà che non rispetta il principio di non-contraddizione. Con questo tipo di inferenza ipotetica, l’indagine conoscitiva estrapola dalla realtà una realtà globale, ma non necessaria universalmente e in senso globale.
Nell’abduzione le premesse sono ipotetiche e sono scelte dall’osservatore mediante aspetti prevalentemente strumentali e accettate come se contenessero tutte le caratteristiche della realtà osservata. L’abduzione consiste in un’inferenza in base alla quale, dato un fatto Q sorprendente, cioè diverso dalle attese, si formula un’ipotesi P tale che, se fosse vera, Q, sarebbe spiegato come un fatto normale. Appare chiaro che l’abduzione è un metodo che mira all’individuazione, se non addirittura all’invenzione, di nuove teorie. L’abduzione è il primo passo nel procedimento scientifico, così come l’induzione è il passo conclusivo. Abduzione e induzione, secondo Peirce sono ai poli opposti della ragione: l’una il più inefficace, l’altra il più efficace degli argomenti. L’abduzione parte dai fatti, senza, all’inizio, avere di mira una particolare teoria, benché motivata dall’impressione che ci vuole una
teoria per spiegare i fatti sorprendenti. L’induzione parte da un’ipotesi promettente, senza all’inizio, avere di mira fatti particolari, benché si avverta la necessità di fatti per sostenere
la teoria. L’abduzione cerca una teoria. L’induzione cerca i fatti. Nella fase di scoperta i procedimenti abduttivi s’intersecano con quelli induttivi.
Silvia Coletti

(ripreso da Controluce.it)

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Vietato il deep link. Copia registrata in "corso particolare". Autorizzato l'uso solo per scopi didattici o di studio personali.
pagina a cura di Alfio Squillaci
Umberto Eco è un autore molto noto per le sue opere di romanziere, semiologo, opinionista, molto meno per le sue riflessioni filosofiche.

"Proprio queste sono l'oggetto di questo lavoro -spiega Roberto Rampi- Si cerca di farle emergere usando come grimaldello Charles Sanders Peirce, tra i più importanti filosofi americani, grande maestro e riferimento costante del professore alessandrino. Il risultato può essere visto come un invito al pensiero di Umberto Eco, una guida tra le sue opere principali a carattere filosofico, ma soprattutto come un dialogo culturale sulla verità, sulla conoscenza, sulla filosofia che tenga conto delle sue ricerche.
Un pensiero che da Peirce tramite Eco arriva a noi con un fortissimo messaggio di liberazione: la rappresentazione della realtà è un prodotto della mente umana, del tempo e
dello spazio, di una determinata comunità.

Questo significa dare respiro a tutti i percorsi creativi - continua l'autore- i condizionamenti non razionali che incidono sul nostro modo di rappresentarci il mondo. Significa sostenere che nessun giudizio, neppure quello storico o scientifico può essere considerato come definitivo. Ma se la sola concezione possibile di verità è quella della "cattolica opinione" non ci si può non porre il problema di come la struttura della società dei media possa influenzarla e condizionarla massicciamente e dolosamente. La filosofia deve quindi entrare in questo gioco, rendersi comprensibile e svolgere una funzione di verifica nell'unico modo possibile, non con un richiamo ai fatti e agli oggetti, ma con gli strumenti del dialogo e della libera discussione".

Vedi anche
Roberto Rampi: L' ornitorinco. Umberto Eco, Peirce e la conoscenza congetturale
M & B Publishing
E' uscito presso l'editore <Sedizioni il volume di racconti del nostro collaboratore
Alfio Squillaci.
Maggiori informazioni QUI
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